Claudio Martino legge i primi tre canti della “Ciociara Commedia”

PRIMI TRE CANTI DELLA “CIOCIARA COMMEDIA”

Scritti nel marzo 2009

Claudio Martino legge i canti con relativi commenti (senza sottotitoli)

 

CON SOTTOTITOLI – Claudio Martino legge i canti con relativi commenti

 

Canto I della “Ciociara Commedia” (o “Commedia e basta”), in cui lo padre Dante, parlando con lo Scarmiglion castrese, incoraggia i Malebranche di Frusino, invitandoli ad usar come pece bogliente, per punir i locali barattieri, l’asfalto dello Multipiano (non venendogli in mente altro loco donde l’asfalto potrìa meglio esser levato senza procurar danno).

 

E Dante disse allor: “Fiorenzo caro,

parlar volevo allor male di Lucca,

ma il cinico destin sempre più baro,

 

in Frosinon creò più pingue mucca,

per barattier più ingordi del passato,

che per rubar soltant’usan la zucca.

 

L’asfalto che qualcuno ha molto usato

nell’affaire del parcheggio multipiano

util sarebbe nel liquido stato:

 

bello caldo per chi sempre la mano

avido allunga contro i cittadini,

il cui bene è soltanto sogno vano.

 

Voi Malebranche dovete i rampini

utilizzar per tener sempre in basso

costoro che vi trattan da bambini.

 

Questo sarebbe il loro contrapasso:

nell’asfalto bollente meditare,

riducendo del ladrocinio il tasso.”

Ne lo secondo canto, lo divino Maestro rivolgesi all’altro ciociaro Malebranche, Graffiacane, invitandolo ad adunar onrevol gente, al ben più che al mal usa.
Particolarmente opportuna sarebbe, nella fida compagnia, la presenza de lo professor che alto tiene il nome del Poeta, seppur, tra li suoi non proprio giovanili errori, annoverasi l’adesione alla Rete dei Cittadini per l’Ulivo, di Spirito parolaio dotata.
Il canto finisce con l’esortazione a procedere sanza timore, sempre additando al pubblico ludibrio la compagnia malvagia e scempia de li barattieri: se non gradiscono, se ne dolgano pure…

E Dante poi si volse a Graffiacane,
un de’ ciociar de’ barattier  nimico:
“cercate per favor persone sane,

non compromesse col potere, dico,
che si guadagnan col lavor la vita,
l’onesto sol considerando amico.

Si contan sulle punte delle dita:
arruolare d’ufficio voi dovete,
anche se troppo poco egli mi cita,

lo professor che pon tra le sue mete
l’italica cultura propagare;
sol sua pecca de’ Cittadin la Rete.

Non cercate d’ognuno il benestare,
mettete i barattier sempre alla gogna,
e dovunque s’annidi il malaffare,

si tratti d’un parcheggio o d’una fogna,
ditelo forte a tutti i cittadini,
lasciate pur grattar dov’è la rogna.”

Canto terzo.
Lo Graffiacan ciociaro, inviato da lo divino Maestro a ricercar matera pei suoi canti, superati li numerosi cantieri autostradali, ritrovasi in Frusino, patria canteriorum inconclusorum.
Li duci de la cittade usi sono a dar la colpa a tutto men che alla loro mala volontade. Le critiche rimbalzano sulle loro bronzee facce, l’unica loro ambascia essendo lo timor di una non rielezione.
Graffiacane invita li concittadini di Marzi (anche detto “il casinaro”, per lo sconquasso portato nello centro-sinistra), Giaccari e Marini a rinviarli una bona fiata alle loro magioni, nelle prossime elezioni.

“Per me si va nella città demente,
per me si va nell’etterno cantiere,
dove la balla è pratica corrente”.

Queste parole per colore nere
vid’io scritte al casel dell’autostrada
e subito m’apparver molto vere.

In Frosinone soltanto si bada
ad iniziare i lavori più vari,
senza che conclusione alfine accada.

Promessi sono sempre monti e mari,
ad esempio l’ascensore inclinato,
perseguito con logica da bari.

E’ assurdo poi si dia la colpa al fato,
quando invece è legittimo il sospetto
che lo tutto sia ben pianificato.

De’ nostri duci il cuore batte in petto
solo per le elezioni più vicine,
ognun desira d’essere rieletto.

Se il cittadin vuole essere più fine,
ha solo una maniera per punirli:
mandarli del poter fuor del confine.

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