Intervista con Massimo Occhiuzzo, autore di “Mentre un cane abbaia” – 07.12.2013

CLAUDIO MARTINO INTERVISTA MASSIMO OCCHIUZZO

l’INTERVISTA è stata raccolta il giorno 7 novembre 2013, in Roma, presso la Fiera della media e piccola editoria

La voce del prefatore è spostata in fondo per articolarsi meglio con l’eco delle parole dell’autore, Massimo Occhiuzzo, e con quelle che stanno per articolarsi nella bocca del lettore. La prima voce è dunque terza, installata dentro uno scambio di ammaestramenti reciproci e ricorsivi. In questo colloquio il primo maestro è lo scrittore la cui storia ci richiama al valore della memoria. In Occhiuzzo l’Alzheimer, come malattia della memoria e della vecchiaia, diventa metafora culturale, e politica, della società in cui viviamo. Abbiamo intorno parecchi centri di potere, una molteplicità di gruppi culturali e tecnologici che aspirano ad uscire fuori delle pratiche di fissazione memoriale inaugurate e diffuse massicciamente dalla scrittura nell’era dell’alfabetizzazione. C’è chi vuole farci tornare indietro allo stadio di audience orale senza memoria e non a caso forse sono proprio le donne che avvertono sulla propria pelle questa minaccia, in quanto ultime arrivate all’inclusione nella cittadinanza alfabetica e prosastica. Il commissario del romanzo di Occhiuzzo, a cui spetta il compito della razionalizzazione degli eventi, è una donna. La gestione della memoria è una pratica sociale strategica per la conduzione e la guida dei rapporti sociali: non a caso i greci la mettevano in relazione con la verità, che rimase per tutta l’età arcaica “άλήθής”, vale a dire “prima dell’oblio”. E l’accertamento della verità è decisivo per l’indagine poliziesca. In una società oligarchica come la nostra dove si moltiplicano le aree recintate e riservate, dove la verità è fatta sistematicamente oggetto di pratiche di oscuramento e di occultamento, non c’è che una tecnologia leggera e conviviale come la scrittura che può farsi carico del disvelamento di ciò che altri intenzionalmente nascondono. Lo scrittore, come l’eroina-commissario del romanzo, grazie alla sua attività semplice ma concatenata è l’artefice della scoperta dei rapporti perversi su cui si regge la convivenza d’oggi. dalla Postfazione di Roberto Spirito

http://www.rupemutevoleedizioni.com/letteratura/novita/mentre-un-cane-abbaia-di-massimo-occhiuzzo.html

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